Il mio approccio

Persona

La

LA TERAPIA

"Ci sono nel nostro mestiere realtà ed evidenze che non si possono costringere nell'ambito di una qualsiasi metapsicologia: tra queste l'irriducibile bisogno di salute degli esseri umani, e l'irriducibile bisogno di curare da parte dei terapeuti."

Erba, Di Prima, Semola, Serra
Psicoterapia: un pensiero, un metodo, una pratica. (Franco Angeli, 2014).

Il rispetto è fondamentale nella vita. 

Rispettivamente le dimensioni di “essere il paziente” e “il terapeuta” sono estremamente importanti nel nostro lavoro; è necessario accettare questa asimmetria connaturata ai ruoli perché la terapia funzioni. Possiamo essere empaticamente coinvolti nell'accaduto “fino al midollo”, ma mai potremmo sostituirci al paziente che deve avere il diritto/dovere di farsi carico della sofferenza che decide liberamente di portare nella stanza. Se il paziente è seduto davanti a noi significa che si è riconosciuto nel suo stato di “sofferente richiedente” e ci attribuisce, rivestendo ai suoi occhi un ruolo ben preciso, il diritto/dovere di aiutarlo. Date le premesse, qualsiasi cosa accadrà sarà da imputare alla relazione d’aiuto che si instaurerà – o meno – nella stanza di terapia.

In primo luogo è molto difficile assumere e mantenere un atteggiamento di osservazione e comprensione che non sia influenzato dall'esperienza personale, di formazione e clinica, e si tende quindi a forzare gli elementi e i dati raccolti dalla realtà in uno schema che conferisce loro un certo significato, anziché rischiare di addentrarci in una nuova realtà. Collegato a ciò, esiste anche un altro fattore che riguarda la soggettività del terapeuta, ovverosia la difficoltà nell'accettare il limite della potenzialità terapeutica stessa: il processo di cambiamento presenta complessità e difficoltà molto maggiori rispetto ad altre condizioni e non sempre l’esito rispecchia criteri “normativi”.

Uno strumento indispensabile non consiste solo nella capacità di riconoscere e controllare l’interferenza della propria soggettività, ma di poterla utilizzare per una analisi della relazione con il paziente nel campo inter-soggettivo della seduta; gli elementi non sono solo quelli collegati al transfert e al contro-transfert, ma anche quelli afferenti all'alleanza di lavoro e alla relazione reale e attuale che rappresenta il campo di comunicazione attraverso elementi quali la comprensione empatica.

È fondamentale entrare in risonanza con la realtà del paziente nel momento in cui lo incontriamo e, nella fase iniziale, dargli un’esperienza di convalida della sua necessità difensiva che lo protegge da una perdita panica di identità. Riconoscere la specificità dell’organizzazione e dell’esperienza personale del paziente e valutarla nelle sue implicazioni significa essere disposti a sapere dal paziente se e in che misura e secondo quali modalità è disponibile a modificarla o contenerla, avendo tale organizzazione un perché, un significato e una finalità ben precisa. Bisogna considerare il paziente come colui che ha già messo in atto modalità di auto-cura, cioè di risposta alle difficoltà e di soluzione ai problemi che derivano da angosce esistenziali; partire dalle “protesi” da lui già sviluppate, interagire aiutandolo a mediare tra il suo rifiuto e l’accettazione della realtà sono ottimi punti di contatto per mantenere l’alleanza terapeutica. Una mediazione è possibile attraverso la riflessione sugli aspetti auto ed etero distruttivi delle sue modalità di auto-cura rispettando e mantenendo, in uno spazio privato, ciò che egli sente come più vitale del suo mondo interno e a cui non può rinunciare e, su questa base, aiutarlo a costruire un’area di funzionamento a contatto con la sua “parte sana” e con la realtà.

[Tratto da "La Variabile Umana" di Silvia Pozzi, tesi di specializzazione della Scuola di Psicoterapia Psicoanalitica Il Ruolo Terapeutico di Milano, 2014].

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