Specializzazioni

 
Psicoterapia psicoanalitica individuale

La psicoterapia psicoanalitica è peculiare rispetto ad altri approcci perché molti fenomeni mentali vengono considerati come i risultati di conflitti che derivano da forze inconsce. Queste cercheranno di esprimersi, richiedendo il controllo costante da parte di quelle che sono forze opposte che dovrebbero impedirne l’espressione.

Il problema di un assistito viene considerato nel suo complesso, ad esempio prendendo in considerazione quelli che potrebbero essere stati i traumi infantili in grado di portarlo ad una particolare reazione o ad un comportamento ricorrente.

A livello ancora più generale, si può indicare come la psicoterapia psicoanalitica si orienti più verso la cura delle cause di un comportamento, invece che verso la correzione di un’abitudine o di uno schema.

Ogni individuo viene considerato come unico: non si applicano etichette e non si ragiona per “manuali” e classificazioni generiche. Al contrario si cercherà di capire quali elementi rendano unici i pazienti e in quale modo la loro unicità, le loro esperienze e le loro relazioni, li abbiano portati al tempo presente e allo sviluppo di particolari approcci disfunzionali alle attività quotidiane.

Per la psicoterapia psicoanalitica tutti quelli che sono i sintomi manifesti come l’ansia, le fobie e così via, andranno a rappresentare un modo particolare che il soggetto avrà di rispondere a quelle che sono le esperienze della sua vita. Per questo motivo, partendo proprio dai sintomi sarà fondamentale andare ad analizzare quelle che sono le origini più profonde e remote degli stessi e non solo.

Con l’approccio psicoanalitico si renderanno consce anche tutte le differenti cause dei conflitti che provocano i sintomi stessi.

L’obiettivo sarà quello di rendere possibile per il paziente la rinuncia ai suoi sintomi, arrivando, invece, a mettere in atto strategie consce più adeguate.

Poltrona gialla
 
Terapia di coppia

La terapia di coppia offre aiuto psicologico alle coppie che vivono una crisi coniugale mettendo a disposizione dei partner uno spazio neutro dove poter esprimere liberamente i propri sentimenti, le proprie opinioni e le proprie difficoltà ed offrendo a entrambi la possibilità di fruire di una dimensione comunicativa finalizzata a risolvere le questioni problematiche. Queste ultime possono essere di varia natura: problemi di comprensione reciproca (problemi relazionali), difficoltà nella sessualità di coppia, crisi di coppia post parto, conflitti inerenti l’educazione dei figli, tradimenti, conflitti di coppia, ecc.
Il percorso terapeutico oltre ad aiutare la coppia a capirsi meglio, offre degli spunti di riflessione anche per il singolo individuo.
Si parla di relazioni di coppia in crisi quando entrambi i membri sperimentano un malessere duraturo che non riescono a superare, malgrado i tentativi congiunti di appianare le difficoltà. I problemi esistenti, in questo caso, tendono a trasformarsi in dinamiche ripetitive che alimentano le incomprensioni, creando una sorta di circolo vizioso.
Prendere consapevolezza del fatto che la vita di coppia è complessa e possono essere presenti delle difficoltà, è il primo passo per iniziare a prendere consapevolezza del momento che si sta vivendo. 

L’obiettivo è quello di fornire una chiave di lettura nuova su quello che sta accadendo analizzando le dinamiche della diade, in modo tale da poter elaborare specifiche strategie di comunicazione in grado di creare un nuovo equilibrio tra i partner.

 
Terapia con l'adolescente

L'adolescenza abbraccia una fascia di età piuttosto ampia, adesso definita dagli 11 ai 21 anni circa.

L’adolescente ha tanto da raccontare, ha bisogno di ricordare e comprendere il suo passato di bambino che sembra tanto lontano pur essendo così vicino e ha bisogno e voglia di proiettarsi nel futuro ancora confuso nelle idee e nei progetti. L’adolescente ha il desiderio di capire che persona sta diventando e il bisogno di costruire una propria identità autonoma.

Nel corso di questa ricerca l’adolescente si imbatte in crisi personali, scontri con i coetanei e con la scuola, conflitti con genitori e familiari. Lo scontro e la sfida, la chiusura verso gli altri, sono parte della crescita, ma possono essere vissuti come forti momenti di incomprensione e solitudine, generando a volte problematiche più gravi.

Proprio per questo, la terapia può essere l’occasione concreta per il ragazzo per avere uno spazio personale e intimo dove raccontarsi e capire il proprio mondo interno con l’aiuto di un adulto competente ed esterno alle dinamiche familiari.
L’intervento è finalizzato ad accompagnare l’adolescente nel proprio processo evolutivo, soprattutto in momenti di difficoltà e crisi.

 
 
Terapia EMDR
L’EMDR (dall’inglese Eye Movement Desensitization and Reprocessing, Desensibilizzazione e rielaborazione attraverso i movimenti oculari) è un approccio terapeutico utilizzato per il trattamento del trauma e di problematiche legate allo stress, soprattutto allo stress traumatico.
L’EMDR si focalizza sul ricordo dell’esperienza traumatica ed è una metodologia completa che utilizza i movimenti oculari o altre forme di stimolazione alternata destro/sinistra per trattare disturbi legati direttamente a esperienze traumatiche o particolarmente stressanti dal punto di vista emotivo.
Dopo una o più sedute di EMDR, i ricordi disturbanti legati all’evento traumatico hanno una desensibilizzazione, perdono la loro carica emotiva negativa. Il cambiamento è molto rapido, indipendentemente dagli anni che sono passati dall’evento. L’immagine cambia nei contenuti e nel modo in cui si presenta, i pensieri intrusivi in genere si attutiscono o spariscono, diventando più adattivi dal punto di vista terapeutico e le emozioni e sensazioni fisiche si riducono di intensità. L’elaborazione dell’esperienza traumatica che avviene con l’EMDR permette al paziente, attraverso la desensibilizzazione e la ristrutturazione cognitiva che avviene, di cambiare prospettiva, cambiando le valutazioni cognitive su di sé, incorporando emozioni adeguate alla situazione oltre ad eliminare le reazioni fisiche. Questo permette, in ultima istanza, di adottare comportamenti più adattivi. Dal punto di vista clinico e diagnostico, dopo un trattamento con EMDR il paziente non presenta più la sintomatologia tipica del disturbo post-traumatico da stress, quindi non si riscontrano più gli aspetti di intrusività dei pensieri e ricordi, i comportamenti di evitamento e l’iperarousal neurovegetativo nei confronti di stimoli legati all’evento, percepiti come pericolo. Un altro cambiamento significativo è dato dal fatto che il paziente discrimina meglio i pericoli reali da quelli immaginari condizionati dall’ansia.

Si sente che veramente il ricordo dell’ esperienza traumatica fa parte del passato e quindi viene vissuta in modo distaccato. I pazienti in genere riferiscono che, ripensando all’evento, lo vedono come un “ricordo lontano”, non più disturbante o pregnante dal punto di vista emotivo.

Dopo l’EMDR il paziente ricorda l’evento ma il contenuto è totalmente integrato in una prospettiva più adattiva. L’esperienza è usata in modo costruttivo dall’individuo ed è integrata in uno schema cognitivo ed emotivo positivo. Cioè il paziente realizza le connessioni di associazioni appropriate, quello che è utile è appreso ed immagazzinato con l’emozione corrispondente ed è disponibile per l’uso futuro.

EMDR.jpg